Bene...eccoci qui...anche ieri è stata una giornata a dir poco pregna di eventi e anche parecchio significativi...
D'Alema che accusa il popolo del V-day di "voler rompere i denti ai politici" (D'Alema...scusa che strano film hai visto??) ...gli amichetti di Scalfari che dalla Repubblica (ormai assunta a suprema voce della condanna senza appello nei nostri confronti) titolano "Nel V-day inutile carica di violenza"...il Corriere della Sera che strumentalizza le parole di Luttazzi su Grillo, e grazie Daniele per la risposta sul tuo blog dove per questa loro presunzione li accusi di essere pornografi intellettuali (perchè posso anche non essere pienamente d'accordo con le tue parole e sentire una punta di dispiacere per la sottilissima invidia che a tratti le pervade, ma tu sei stato e rimarrai il padre...e come si sa...con il padre è quasi sempre più scontro di idee e ideali che accettazione passiva) ...e per ultima ma non meno impressionante, la dichiarazione del Vaticano che "lo stato vegetativo è vita"...
Quindi molte cose anche ieri meritavano attenzione e forse un commento...comunque l'importante è non abbassare la guardia...ora non è più possibile...
Ora però credo di dovervi spiegare cosa c'entra il titolo di oggi...ma vi assicuro che non ho alcuna intenzione di propinarvi l'ultimo pistolotto sulle qualità intrinseche dell'amicizia...è in realtà solo un ringraziamento ad una persona per me molto importante...che non solo mi ha gentilmente edotto su come si scrivesse sulla tastiera del pc la lettera  di NÂNOS, ma ieri sera ha voluto condividere con me la sua idea...la sua sensazione di montagna...e siccome sono sicura di non essere stata capace di esprimere lì in quel momento l'importanza della sua sensazione...conosco un solo modo, diciamo così, per farlo ora...scrivere qui alcune parole sulla montagna tratte da un libro per me veramente importante...
" le montagne si dovrebbero scalare col minor sforzo possibile e senza fretta. La velocità dovrebbe essere determinata dallo stato d'animo dello scalatore. Se sei inquieto, accelera. Se rimani senza fiato, rallenta. Le montagne si scalano in un equilibrio che oscilla tra inquietudine e sfinimento. Poi, quando smetti di pensare alla meta, ogni passo non è soltanto un mezzo, ma un evento fine a se stesso. Questa foglia ha l'orlo frastagliato, questa roccia è instabile, da qui la neve è meno visibile benchè più vicina. Queste sono cose che dovresti notare comunque. Vivere soltanto in funzione di una meta futura è sciocco. E' sui fianchi delle montagne, e non sulla cima, che si sviluppa la vita. Ma evidentemente senza la cima non si possono avere i fianchi. E' la cima che determina i fianchi. E così saliamo..."
(da "Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta" di Robert M. Pirsig)
sabato 15 settembre 2007
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